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    Matthias Speicher

    «All’epoca ho incontrato vari ostacoli, che sicuramente molte persone conoscono. In quel periodo vivevo in un appartamento in affitto e nel nostro complesso residenziale non c’era un’infrastruttura di ricarica. Con la tecnologia esistente, installare a proprie spese una wallbox a casa era troppo caro e con il locatore non sono riuscito a negoziare una soluzione praticabile per entrambe le parti.»
    Matthias Speicher

    Matthias Speicher, Product Owner Digital Business Models presso AMAG Group

    Matthias, stai passando da un’auto a benzina a un’auto elettrica. Perché proprio adesso?

    Quando quattro anni fa ho riconsegnato l’auto aziendale del mio datore di lavoro dell’epoca e ho cominciato a lavorare come freelance, ho acquistato un’auto a benzina. Si è trattato di un acquisto dettato dalla ragione: costo d’acquisto conveniente, buoni equipaggiamenti e consumi accettabili. Nel 2017 per me c’erano ancora troppi ostacoli per un’auto elettrica, ma ora i tempi sono maturi.

     

    Quale auto hai scelto?

    Un’Audi Q4 e-tron. Mi piace esteticamente, l’autonomia va bene e ha tanti raffinati dettagli tecnici che apprezzo. Mi sarebbe interessato anche lo ŠKODA ENYAQ. A farmi optare per l’Audi è stata un’offerta interna per i collaboratori, grazie alla quale si può guidare l’Audi per 12 mesi a un prezzo fisso. In questo modo posso testare in modo ideale se l’elettromobilità è la strada giusta per me nella vita quotidiana.

     

    Ormai è dal 2017 che stai pensando di passare a un’auto elettrica. Perché hai compiuto questo passo soltanto ora? 

    All’epoca ho incontrato vari ostacoli, che sicuramente molte persone conoscono. In quel periodo vivevo in un appartamento in affitto e nel nostro complesso residenziale non c’era un’infrastruttura di ricarica. Con la tecnologia esistente, installare a proprie spese una wallbox a casa era troppo caro e con il locatore non sono riuscito a negoziare una soluzione praticabile per entrambe le parti. Inoltre non si poteva risolvere la questione della fatturazione dei costi per l’elettricità in quanto non era possibile registrare i consumi sul mio contatore.

     

    C’erano anche altre ragioni?

    Sì. Da noi in paese mancava una possibilità di ricarica pubblica. I colloqui con il comune non avevano portato ad alcun risultato. A ciò si aggiungevano i costi di acquisto di un veicolo elettrico, che all’epoca erano ancora alti, e la gamma di modelli ancora piuttosto limitata. Naturalmente nel 2021 la situazione è completamente diversa. La scelta di veicoli elettrici è molto più ampia e la migliore comprensione dell’elettromobilità in generale ha eliminato diversi ostacoli. Nel 2022 traslocheremo in un appartamento di proprietà nuovo dove è presente un’infrastruttura di ricarica completa, gestione della ricarica e fatturazione comprese. Credo però che il tema «ricaricare come inquilino» sia e resti una problematica importante anche nel 2021. 

     

    Cosa ti affascina in particolare dell’elettromobilità? 

    Fondamentalmente trovo molto stimolante il fatto che ricominciamo solo adesso 100 anni dopo il suo primo momento di gloria. Infatti, l’elettromobilità non è certamente una novità. Inoltre non vedo l’ora di vedere i miglioramenti e i nuovi sviluppi nel campo delle tecnologie delle batterie. La batteria agli ioni di litio sicuramente rappresenta solo una fase intermedia. Inoltre mi piacciono le tante sfaccettature dell’elettromobilità, che non si limita soltanto alle auto alimentate a batteria.

     

    Che ci dici dell’esperienza di guida?

    Chiaramente le prestazioni di un motore elettrico in termini di accelerazione sono impressionanti. A ciò si aggiungono le emissioni acustiche ridotte, perlomeno quando si guida a velocità ridotta. Si auspica che i produttori di pneumatici riusciranno a ridurre al mimino i rumori di rotolamento a velocità elevate. Naturalmente apprezzo anche la guida «monopedale», grazie alla quale si generano meno polveri sottili dovute all’azione frenante.

     

    La situazione degli approvvigionamenti elettrici ti preoccupa?

    Chiaramente i combustibili fossili prima o poi finiranno. Le energie rinnovabili, invece, sono pressoché inesauribili. Già oggi abbiamo le tecnologie per sfruttarle e siamo sempre più bravi nel farlo. In questo contesto svolgono un ruolo anche le ricerche sulla fusione nucleare, che seguo con grande interesse. Secondo me il problema non è la quantità di energia, semmai lo sono la logistica o la distribuzione di questa energia. Con questo intendo le sfide poste dal fatto che in particolare le energie rinnovabili generate dal sole e dal vento non sempre vengono prodotte quando ci servono. E non sempre dove ci servono. Ma sicuramente risolveremo anche questo problema. Ci sono buoni approcci, ottime idee e soluzioni esistenti. Finché l’industria non sarà in grado di produrre idrogeno e metanolo verde in modo energicamente efficiente, abbiamo la possibilità di ricorrere alla conversione in energia potenziale, ad esempio utilizzando le dighe. Nel complesso si creerà un circuito sostenibile. E contemporaneamente la ricerca su nuove tecnologie va avanti e nascono nuovi settori industriali. Un’epoca estremamente interessante, e tutti possono esserne una parte. 

     

    Ti aspetti anche qualche difficoltà come conducente di un’auto elettrica? 

    Ovvio, se dicessi il contrario mentirei. Mi preoccupa la mia impazienza, il voler ricaricare «velocemente» quando sono in viaggio. O penso a eventuali guasti delle colonne di ricarica che mi impediscono di proseguire. Con le auto elettriche non è possibile recarsi alla stazione di servizio successiva per riempire una tanica di benzina. Ma credo che in parte si tratti di paura irrazionale del cambiamento e del nuovo. Un’altra cosa che sicuramente non mi fa piacere è il fatto che ci siano colonne di ricarica di diversi fornitori, il che ti costringe ad avere diverse carte per identificarti. Potrebbe essere più semplice.

     

    Com’è la situazione di ricarica da te? 

    Nel nostro complesso residenziale non c’è ancora un’infrastruttura di ricarica e neanche un’auto elettrica. Anche nel comune continua a non esserci una possibilità di ricarica pubblica. Però da parte dei locatori ora c’è la disponibilità a trovare una soluzione transitoria semplice e conveniente. E dal 2022 potrò ricaricare comodamente dal parcheggio della mia abitazione di proprietà. E posso ricaricare anche sul posto di lavoro a Cham, anche se lavoro molto in home office. E fare 40 chilometri per raggiungere il posto di lavoro e 40 per tornare solo per ricaricare l’auto non è un’opzione molto sensata e neanche nell’interesse dell’ambiente.

     

    L’autonomia non ti preoccupa?

    Assolutamente no. Siamo onesti, la maggior parte del tempo percorriamo al massimo 100 chilometri al giorno. E la Svizzera non è esattamente famosa per le sue highway diritte che vanno avanti all’infinito. Inoltre, ho fatto una valutazione onesta e obiettiva dei miei tragitti degli ultimi quattro anni. Il risultato: mai durante un viaggio mi è capitato di svuotare completamente il serbatoio della mia auto diesel (un pieno è sufficiente per 1000 km circa). Prima della pandemia di coronavirus, con quest’auto siamo andati un paio di volte in vacanza in Europa. Quasi nessun tragitto è stato più lungo di quello che saremmo riusciti a coprire con un’auto elettrica. E quando abbiamo fatto una pausa per rilassarci, sarebbe comunque bastata per ricaricare l’auto.

     

    Quindi non vedi problemi nella vita quotidiana?

    Credo sia importante non fare di un’eccezione una regola e giudicare in base a quella: ad esempio parlare di quel viaggio in Sicilia che si è fatto in un’unica tirata come se fosse la norma. Allora dovrei anche comprarmi un furgone perché una volta ho comprato quelle lunghe assi al magazzino del fai da te, o quando faccio una passeggiata dovrei sempre portarmi un ombrello perché anni fa una volta sono stato sorpreso dalla poggia. È importante essere leali e onesti con se stessi. Bisognerebbe orientarsi in base a un comportamento realistico nella vita di tutti i giorni e non prendere come riferimento una possibilità ipotetica. C’è anche un vantaggio nel fatto che un’auto elettrica posso percorrere «soltanto» da 300 a 500 chilometri: nei viaggi lunghi facciamo una pausa più spesso e in modo consapevole. Questo va bene per rilassarsi e rende il traffico stradale un po’ più sicuro. In fin dei conti non è quell’ora che si perde a causa della ricarica a fare la differenza. In compenso, facendo una pausa lungo il percorso per ricaricare la batteria si guadagna in tranquillità. Perché non ricaricare anche noi le batterie insieme a quella dell’auto? 

     

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